Biografia
Marco Elia Righi
Marco Elia Righi, nato a Montecchio Emilia nel 1998, è un musicista e compositore formatosi al Conservatorio “Achille Peri” di Reggio Emilia. Figlio di una fagottista, ha iniziato giovanissimo lo studio del corno a otto anni con il M° Imerio Tagliaferri, conseguendo i diplomi accademici di I e II livello con il massimo dei voti nel 2018 e nel 2020. Dal punto di vista orchestrale, nel 2023 ha ottenuto l’idoneità come primo corno con l’Orchestra UNIMI e dal 2024 collabora come corno di fila con l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini.
Ha studiato composizione a partire dal 2015, prima con il M° Maurizio Ferrari e poi con il M° Marco Longo, con cui ha conseguito nel 2022 e nel 2024 i diplomi accademici di I e II livello in composizione, anch’essi con il massimo dei voti e la lode. La sua produzione compositiva ha ricevuto riconoscimenti e commissioni: nel 2019 la sua composizione per orchestra In Silva ha vinto il primo premio al concorso di composizione dell’OGVE ed è stata inclusa nella produzione sinfonica 2019/2020.
Nel 2022 il Conservatorio di Reggio Emilia gli ha commissionato un brano ispirato al dipinto Chlorophelia di Omar Galliani, eseguito sotto la direzione di Marco Boni. Nel 2023 il brano Richiami si è classificato secondo nella call for scores Lost Music di ForlìMusica; nel 2024 la composizione orchestrale Foresta di sogni ha vinto il primo premio al concorso Il viaggio artistico promosso dal MUVIG. Nel 2025 ha ottenuto il primo premio assoluto nella categoria composizione del Premio Giuseppe Alberghini (Bologna) con il pezzo per arpa e chitarra Finissimi sistri d’argento. Sempre nel 2025 è prevista la prima assoluta di To Set the Future Alight, lavoro per un performer e set di percussioni dedicato a Roberto Fontanella, presso il KMSKA di Anversa.
Dal 2018 le sue opere e i suoi arrangiamenti sono stati commissionati ed eseguiti in Italia e all’estero da ensemble e istituzioni come L’Ora della Musica, la Fondazione Nazionale della Danza (in collaborazione con Fotografia Europea), Icarus vs Muzak, Placard Wind Quintet, FORM (Orchestra Regionale delle Marche), Sinfonietta Rīga e Wunderkammer Orchestra. Ha collaborato con musicisti e direttori di rilievo quali Dale Clevenger, Hervé Joulain, Simone Gramaglia, Marco Boni, Antonio De Lorenzi, Michele Gamba e Kaspars Ādamson. Diverse composizioni sono state incise da etichette come Zeer Music e TYXart Records, e le sue opere sono pubblicate da Edizioni Notami e Kammermusikverlag.
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Discografia
Lavori più rappresentativi
Ascolta una selezione delle mie composizioni migliori – una finestra nella mia visione musicale eclettica.
Foresta di sogni
Il tema del viaggio accompagna da sempre la mia produzione musicale, e in particolare in Foresta di sogni (per grande orchestra) è centrale. Il brano è liberamente ispirato al sonetto Correspondances di Charles Baudelaire, e desplora la figura della sinestesia (la possibilità di incrociare i fili dei nostri sensi) in ambito musicale. Foresta di sogni evoca, tramite sensazioni sinestetiche, un viaggio nel mondo interiore dell'autore. L'esposizione della mente inconscia si declina tramite cambi di scenario a volte repentini, ma sempre interconnessi e organici.
Si dice che quando si ascolta un brano è la musica che cambia, mentre quando si guarda un quadro siamo noi a cambiare. L'esperienza di ascolto di Foresta mira a riunire entrambe le prospettive. Ho la speranza di dopo essere stati immersi in questo breve brano una parte di voi ne esca rinnovata.
Segni
Uno degli elementi del paesaggio sonoro moderno che sono
rimasti immutati o quasi negli ultimi quindici secoli è
sicuramente il suono delle campane, che (almeno in Europa)
scandisce ancora oggi il passare del tempo sia in contesti urbani che
rurali.
Scoprire che ben due famiglie del mio albero genealogico sono state
composte da campanari – mestiere tramandato di padre in figlio ed
equiparato a quello dei “musici” – mi ha portato a ricercare la
matrice della mia composizione nel repertorio degli interventi di
campane tipici della mia città, Reggio Emilia.
Il materiale musicale di partenza del brano è basato su alcune
melodie e modi di suonare delle campane raccolte dal compositore
reggiano Guglielmo Mattioli poco più di un secolo fa, nel 1922, e
anche dall’analisi spettrografica del concerto di campane della
Basilica della Ghiara di Reggio.
Lo scopo del mio brano non è quello di imitare il suono delle campane
– forse tra i più inimitabili, per la ricchezza e l'unicità del timbro –
ma di evocare ciò che questo suono ha significato nel corso dei secoli:
nascite, morti, matrimoni, invasioni, epidemie, vittorie… Il
passaggio, raccontato in suoni, della Storia nelle storie e nelle vite
delle persone comuni. Vite tenute insieme dai “segni” – gli interventi
delle campane nelle messe e nelle celebrazioni solenni – anche
attraverso i secoli.
Canti di cavalieri
Canti di cavalieri è una suite di sette miniature tratte dal repertorio popolare, scritta inizialmente per pianoforte solo nel 2024. Sono venuto a contatto coi canti popolari che formano questa raccolta grazie alla straordinaria opera di ricerca etnomusicologica contenuta nel volume di Marcello Conati Canti popolari della Val d’Enza e della Val Cedra – un affascinante territorio incastonato nell’appennino tra le province di Reggio Emilia e Parma e soprannominato, ormai da tempo immemore, “valle dei cavalieri”. Sono molto affezionato ai canti di questa terra perché il mio albero genealogico si sviluppa in larga misura nelle province di Parma e Reggio Emilia, anche se non esattamente nella valle dei cavalieri. Molte volte, nel corso delle numerose riscritture del brano, mi sono chiesto se anche i miei antenati conoscessero e cantassero i canti di questa raccolta, e, anche se al momento non posso averne la certezza, ad un livello energetico, quasi “genetico”, sento con alcuni di questi un legame viscerale, come se avessero sempre fatto parte della mia vita, anche se li conosco solo da un paio d’anni.
Concerto per Corno e Orchestra in D Major, KV412: II. Andante
Il concerto K412 di Wolfgang Amadeus Mozart è universalmente riconosciuto come uno dei capisaldi del repertorio cornistico. Nonostante spesso nei programmi di sala il concerto venga inserito con la numerazione “n.1” molto probabilmente la data di composizione risale all’ultimo anno di vita di Mozart (1791), rendendolo di fatto l’ultimo lavoro per corno e orchestra del compositore austriaco. Del manoscritto rimangono solo alcuni frammenti, lasciati incompiuti da Mozart, e completati dal suo allievo prediletto, Franz-Xaver Süssmayr. Mentre nel primo movimento (Allegro) le interpolazioni di Süssmayr riguardano solo i ripieni orchestrali dei fiati, nel rondò sono molto più pronunciate, costituendo di fatto una rielaborazione che si discosta molto dall’originale. Questa edizione si pone l’obiettivo di restituire all’esecutore una versione completa del concerto, preservando il primo movimento a partire dai manoscritti originali, aggiungendo un andante scritto in stile ed eseguibile sul corno naturale e ricostruendo la versione originale del rondò.
